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Mercoledì 18 Gennaio 2017
Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato 2017   versione testuale






 «Chi accoglie uno solo di questi bambini nel mio nome, accoglie me; e chi accoglie me, non accoglie me, ma colui che mi ha mandato»

(Mc 9,37; cfr Mt 18,5; Lc 9,48; Gv 13,20)

 

In occasione della Giornata mondiale del migrante e del rifugiato tenutasi il 15 gennaio 2017  Papa Francesco dedica la riflessione che segue l’Angelus in piazza San Pietro ai migranti. Il Pontefice richiama l’attenzione sulla realtà dei migranti minorenni, specialmente quelli soli, sollecitando tutti a prendersi cura dei fanciulli che sono tre volte indifesi perché minori, perché stranieri e perché inermi, quando, per varie ragioni, sono forzati a vivere lontani dalla loro terra d’origine e separati dagli affetti familiari.

“Sono in primo luogo i minori a pagare i costi gravosi dell’emigrazione, provocata quasi sempre dalla violenza, dalla miseria e dalle condizioni ambientali, fattori ai quali si associa anche la globalizzazione nei suoi aspetti negativi. La corsa sfrenata verso guadagni rapidi e facili comporta anche lo sviluppo di aberranti piaghe come il traffico di bambini, lo sfruttamento e l’abuso di minori e, in generale, la privazione dei diritti inerenti alla fanciullezza sanciti dalla Convenzione Internazionale sui Diritti dell’Infanzia.”

Il Pontefice oltre a descrivere quali sono le condizioni in cui riversano i piccoli migranti che arrivano nella nostra comunità definendoli  “il gruppo più vulnerabile perché, mentre si affacciano alla vita, sono invisibili e senza voce: la precarietà li priva di documenti, nascondendoli agli occhi del mondo; l’assenza di adulti che li accompagnano impedisce che la loro voce si alzi e si faccia sentire. In tal modo, i minori migranti finiscono facilmente nei livelli più bassi del degrado umano, dove illegalità e violenza bruciano in una fiammata il futuro di troppi innocenti, mentre la rete dell’abuso dei minori è dura da spezzare”, cerca di sollecitare le comunità cristiane e non a prendersi cura dei migranti non solo perché ad esso è connesso un comandamento di Dio (Non molesterai il forestiero né lo opprimerai, perché voi siete stati forestieri in terra d’Egitto» (Es 22,20); «Amate dunque il forestiero, perché anche voi foste forestieri nella terra d’Egitto» (Dt 10,19)), ma sottolineando che occorre puntare fortemente sulla protezione, sull’integrazione e su soluzioni durature. In primo luogo, continua Papa Francesco, bisogna offrire protezione e difesa ai giovani migranti minorenni che arrivano nel nostro paese, per evitare che questi ultimi siano lasciati per strada abbandonati a sé stessi e preda di sfruttatori senza scrupoli che, più di qualche volta, li trasformano in oggetto di violenza fisica, morale e sessuale.

In secondo luogo bisogna lavorare per l’integrazione dei bambini e dei ragazzi migranti. Essi dipendono in tutto dalla comunità degli adulti e, molto spesso, la scarsità di risorse finanziarie diventa impedimento all’adozione di adeguate politiche di accoglienza, di assistenza e di inclusione. Di conseguenza, invece di favorire l’inserimento sociale dei minori migranti, o programmi di rimpatrio sicuro e assistito, si cerca solo di impedire il loro ingresso, favorendo così il ricorso a reti illegali; oppure essi vengono rimandati nel Paese d’origine senza assicurarsi che ciò corrisponda al loro effettivo “interesse superiore”.

In terzo luogo, il Santo Padre rivolge a tutti un accorato appello affinché si cerchino soluzioni durature esortando ad affrontare la questione dei migranti. Guerre, violazioni dei diritti umani, corruzione, povertà, squilibri e disastri ambientali fanno parte delle cause del problema. I bambini sono i primi a soffrirne, subendo a volte torture e violenze corporali, che si accompagnano a quelle morali e psichiche, lasciando in essi dei segni quasi sempre indelebili.

“È assolutamente necessario, pertanto, affrontare nei Paesi d’origine le cause che provocano le migrazioni.Questo esige, come primo passo, l’impegno dell’intera Comunità internazionale ad estinguere i conflitti e le violenze che costringono le persone alla fuga.